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martedì 12 dicembre 2006

Un test

Facciamo un gioco, vi va?

Abbiamo preso un treno. La nostra prenotazione ci indica un posto a sedere accanto a un finestrino, in uno scompartimento al cui interno c'è una coppia, un ragazzo e una ragazza. Sono stati soli, fino al momento in cui entrate. Quindi ne hanno approfittato per baciarsi e forse anche toccarsi.
All'inizio sono un po' infastiditi dalla vostra presenza, speravano di restare soli ancora un po'. Poi, pian piano, ricominciano le effusioni: dapprima solo un bacino e una carezza, poi un bacio più lungo e magari accompagnati da un mugolio. Ancora, vedendo che anche se imbarazzato voi fate finta di niente, si posizionano più comodamente. E si stringono di più. Da qui vengono lanciati una serie di sguardi; da parte del ragazzo per controllare se vi state facendo i fattacci vostri; da parte della ragazza per essere certa di non doversi vergognare come una ladra. Le loro fugaci occhiate incrociano di tanto in tanto una vostra sbirciata.
Ormai siete certi di essere giunti ad un bivio, così ancora non può proseguire. Cosa fate:
  1. Vi alzate e ve ne andate?
  2. Cominciate a tossire e a sbuffare?
  3. Inveite contro la coppia?
  4. Lasciate apparire un sorrisetto compiaciuto e guardate altrove?
  5. Lasciate che continuino e vi posizionate come voyer?

lunedì 11 dicembre 2006

L'intimità

Ripensavo al commento di A., in ordine al primo post di questo blog. Ripensavo, dunque, a come sia riuscito A. a dare plasticità, con pochi tratti di pennello, all'idea di complicità. Un quadro di "intimità" semplice e liberatoria, costituita da due amici, dunque dello stesso sesso, che ritrovano il piacere dello stare insieme anche attraverso coccole fisiche (la masturbazione, la fellatio). Un'intimità, com'è ovvio, segreta fra i due. E per questo complice, attraente e ricca di tenerezza. Al riparo, dunque, dalle curiosità morbose di una società dedita alle etichettature prive di analisi della complessità dello spirito umano.
Ecco, questa è sicuramente una forma di complicità.

lunedì 4 dicembre 2006

Perché è affascinante?

Relazionarsi mediante regole certe può avere il suo fascino. Ci si sente protetti da eventuali derive affettive e complicazioni sociali. In questo modo si può dare e ricevere, in modo esponenziale. Serve a creare un terreno di sperimentazioni. Attraverso le quali ci si mette in comunicazione con se stessi, verificando i propri limiti e le proprie capacità. Ci si riappropria delle personalità più recondite, al fine di essere più forti e consapevoli. Di come siamo, di cosa vogliamo.
Un modo di essere che, per sua natura, dev'essere temporaneo. Perché deve avvalersi di persone speciali, di una compagnia speciale. Che sia complice, condividendo regole che vanno rispettate. Perché anzitutto deve esserci il rispetto per il/la partner. Soprattutto se si bypassano tutte le regole sociali che impongono relazioni eterosessuali e canoniche. Si può essere complici fra uomo e donna, fra donna e donna, fra uomo e uomo. E, perché no?, fra coppia e uomo/donna.